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L’8 gennaio 2026 ricorrono vent’anni dalla morte di Mimmo Rotella. Una data che, per chi lavora con l’immagine urbana, con la superficie e con la memoria visiva delle città, non è solo commemorativa, ma profondamente attiva. Per me, ripensare oggi a Rotella significa interrogarmi sul mio stesso lavoro, sul modo in cui guardo i muri, le stratificazioni, le ferite e le narrazioni che una città porta impresse sulla propria pelle. Quando Rotella inizia, nei primi anni Cinquanta, a strappare i manifesti dai muri di Roma, compie un gesto che allora appare radicale e che oggi riconosciamo come fondativo: sottrae invece di aggiungere, distrugge per rivelare. Il décollage non è una tecnica decorativa, ma un atto di lettura del reale. È un modo di entrare in contatto con la città così com’è, con i suoi resti, le sue sovrapposizioni, i suoi messaggi consumati. Quello che mi ha sempre colpito del lavoro di Rotella non è solo il risultato formale, ma l’idea che l’immagine urbana sia già un’opera in potenza, un archivio collettivo che l’artista non inventa, ma porta alla luce. Nei suoi lavori convivono cinema, pubblicità, politica, divismo e decadenza. Ogni strappo è una ferita che diventa racconto. L’eredità di Rotella oggi A distanza di decenni, l’eredità di Rotella non si esaurisce nella storia dell’arte del Novecento. Al contrario, mi sembra che oggi sia più viva che mai. Non tanto come stile da imitare, quanto come atteggiamento mentale. Rotella ci ha insegnato che la superficie non è mai neutra, che la città parla attraverso i suoi segni più effimeri e che l’artista può lavorare con ciò che è già stato consumato, scartato, dimenticato. Il décollage diventa così un modo di pensare: una pratica che mette in discussione l’idea di originalità, di controllo totale, di immagine “pura”. È un’arte che accetta il caso, l’errore, la stratificazione come valore. Dal décollage alla pelle della città Nel mio lavoro, e in particolare nel progetto La pelle di Napoli, questo insegnamento è la direzione, il percorso da seguire per trovare altro. Continuo a interrogare la superficie urbana come luogo di memoria e di identità. Se nei lavori di Rotella la città emerge attraverso la lacerazione dell’immagine pubblicitaria, nel mio caso la città si manifesta come corpo vivo, come epidermide segnata dal tempo, dalle storie, dalle contraddizioni. Napoli è una città che non si lascia mai leggere in superficie, eppure a volte sembra tutta superficie: muri, scritte, intonaci consumati, segni di passaggi umani. Parlare di “pelle” significa per me riconoscere che la città non è solo spazio architettonico, ma organismo sensibile, che reagisce, si modifica, accumula tracce. In questo senso, sento un dialogo profondo con Rotella. Lui lavorava sulla pelle mediatica della città moderna; io lavoro su una pelle che è insieme storica, sociale, emotiva. Cerco di tradurre ìn immagini questa “vibrazione” che sento che mi nutre ma che mi crea anche dolore. Guardare la città non come sfondo, ma come soggetto. Continuità e trasformazione La differenza principale sta forse nel modo in cui oggi si guarda alla cultura visiva. Rotella si confrontava con l’esplosione della pubblicità e del cinema; io mi muovo in un paesaggio visivo ancora più saturo, dove l’immagine non è solo stampata, ma digitale, diffusa, moltiplicata all’infinito. Eppure, il gesto resta simile: fermarsi, osservare, isolare un frammento, restituirgli dignità. Se il décollage era una forma di critica alla società dei consumi, La pelle di Napoli diventa per me una pratica di ascolto: ascolto dei segni minori, delle tracce non ufficiali, delle storie che non entrano nelle cartoline. Venti anni dopo A vent’anni dalla sua scomparsa, Mimmo Rotella continua a parlarci perché ci ha lasciato uno strumento, non un modello. Ci ha insegnato che l’arte può nascere dall’attrito con il reale, che i muri non sono mai muti e che la città è un testo da leggere, non da abbellire ed io cerco di attraversare la sua eredità, lasciando che continui a trasformarsi. Forse è proprio questo il senso più profondo della sua lezione: non smettere mai di strappare — metaforicamente — le immagini del mondo, perché la verità vai vedendo si nasconde nel sottosopra. quest'articolo è stato scritto con l'aiuto di chatGPT
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Cento anni fà, il 13 marzo 1925 nasceva Corrado Gaipa straordinario attore e doppiatore italiano. Dario Gaipa & Dario Gaipa Gaipa lei ha un cognome strano da dove deriva? Come si pronuncia Gaipa o Gaìpa? Gaita? Gaiba? no no le faccio lo spelling G come gatto, A come albero, I come Imola… Da quando sono bambino, praticamente da sempre il mio cognome risulta strano o anomalo, le professoresse a scuola o le persone che conosco per la prima volta, tutti mi fanno la stessa domanda: ma che cognome è? Ovviamente ad un certo punto mi sono incuriosito anch’io e ho cominciato a fare ricerca su internet e ho scoperto che Gaipa è di origini siciliane e l’etimologia potrebbe derivare da: “Gaibba” che significa: “Gabbiano” , altre fonti lo attribuiscono alla parola: “Gabbia”, insomma sicuramente c'entra la: “Libertà” e questo per me ha molto senso perchè sono nato il 25 aprile giorno della liberazione dal nazifascismo e siccome credo profondamente nel significato di certe coincidenze non potevo non attribuire questo evento al fatto che la mia missione nella vita è capire quali sono le catene che non mi fanno volare, gli ostacoli che bloccano la mia crescita come essere umano. Fino al momento della mia ricerca conoscevo solo i Gaipa che abitano a Napoli e ce ne sono pochi, bene o male ci conosciamo un pò tutti, ma quando è nato Facebook ho cominciato a cercare altri Gaipa in giro per il mondo e ne ho trovati molti in Sicilia e alcuni in America, ho anche trovato un mio omonimo Dario Gaipa che abita a Barcellona Pozzo del Gotto in provincia di Messina e dopo anni di chiacchiere sui social poi un giorno si è presentato al mio atelier, è stato un momento inedito, bello, sembravamo due amici che si ritrovano dopo tanto tempo, tra l’altro anche lui è un creativo è un dj e ha un'azienda di stampe artistiche la G Factory Design, inevitabile è nata subito l’idea di cominciare a collaborare assieme, infatti Dario ha in esclusiva alcune mie opere di collage digitali. Ma in famiglia la creatività è un tratto distintivo ad esempio tra i miei fratelli c’è Bruno Gaipa speaker radiofonico, giornalista e direttore artistico di Radio Punto Nuovo una radio Irpina, da poco anche scrittore con il libro: “La radio fa scuola”, poi c’è Stefano Gaipa grafico pubblicitario a Madrid e Ciro Gaipa anch'egli giornalista e comunicatore, insomma na bella combriccola e nostro padre Eduardo poeta e grande chef! Corrado GaipaCosì da quando ho scoperto che i Gaipa sono pochi e sono sparsi tra la Campania e la Sicilia posso certamente dire che siamo tutti parenti e che Corrado Gaipa era mio zio! Nato a Palermo il 13 marzo 1925 recitò anche nel film: “Il Padrino” con il ruolo di don Tommasino. Ho deciso di scrivere questo pezzo sul mio blog per ricordarlo, tra l'altro ho scoperto che c'è una pagina su FB che si chiama “Non dimentichiamo Corrado Gaipa, Attore e Doppiatore. Mio Padre” creata immagino dal figlio ed è un bene perchè la sua carriera è stata lunga e importante ed era doveroso scriverne, come mi ha anche suggerito qualche giorno fa Pietro De Silva un attore italiano con una lunghissima carriera alle spalle che contattandomi su fB ha voluto esprimere tutta la sua stima nei confronti di questo attore che dagli anni ‘50 agli anni ‘80 con la sua presenza imponente e la sua voce straordinariamente profonda e calda ha lasciato un impronta indelebile nel mondo della radio del cinema e della televisione. Gli Inizi e la Carriera Teatrale Dopo aver frequentato l'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico", Gaipa debuttò sul palcoscenico nel 1946 con la Compagnia Tofano - Zacconi - Bagni - Cortese, interpretando "Non te li puoi portare appresso" di Hart e Kaufman. La sua carriera teatrale fu ricca di successi, con interpretazioni memorabili in opere come "Il berretto a sonagli" di Pirandello e "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa. La Radio e la Televisione Gaipa esordì alla radio nel 1948 con la Compagnia del teatro comico musicale di Roma e continuò a lavorare in diverse stazioni radiofoniche italiane. In televisione, debuttò nel 1971 con la commedia "La rosa bianca" e partecipò a numerosi sceneggiati televisivi, tra cui "Napoleone a Sant'Elena" e "Ho incontrato un'ombra". Il Cinema Corrado Gaipa è forse più noto per il suo ruolo di Don Tommasino nel film "Il padrino" (1972), diretto da Francis Ford Coppola. La sua carriera cinematografica include anche film come "Un bellissimo novembre" (1969), "Dramma della gelosia" (1970) e "Giordano Bruno" (1973). Il Doppiaggio Oltre alla carriera di attore, Gaipa fu un doppiatore di grande successo. Prestò la sua voce a celebri attori come Lionel Stander, Eli Wallach, Peter Ustinov, Rod Steiger, Orson Welles, Alec Guinness, Burt Lancaster e Spencer Tracy. Fu anche la voce di Bagheera ne "Il libro della giungla" e di Scat-Cat ne "Gli aristogatti". L'Ultimo Saluto Costretto da diversi anni ad usare il bastone per camminare, Corrado Gaipa morì a Roma il 21 settembre 1989, all'età di 64 anni. La sua eredità artistica continua a vivere attraverso le sue numerose interpretazioni e doppiaggi. Tutte le opere di Corrado Gaipa Il mondo dei doppiatori Curiosità ° Il Teatro Grassi del Piccolo di Milano ha una sala Gaipa. ° In Umbria esiste il podere Gaipa Dario Gaipa Luca Persico ospite al cortile nascosto per presentare: "Vocazione rivoluzionaria" la sua biografia non autorizzata.
Lunedì 3 febbraio 'O Zulù storica voce dei 99 Posse ha presentato il suo libro dando il via alla nuova stagione 2025 del cortile nascosto. Ecco la programmazione di febbraio Libriciclando & LLABBASC sono promotori d'incontri culturali e artistici nel cortile nascosto in vico San Pietro a Majella 6 a ridosso di piazza Bellini a Napoli. Con le rassegne: "Odio i lunedì" e "Lartepiù" tutti i lunedì e tutti i venerdì c'è una programmazione che alterna: teatro, poesia, letteratura e musica. L'ingresso è totalmente gratuito e gli artisti possono ricevere l'approvazione del pubblico attraverso un contributo libero di quest'ultimo. Questo è il momento finale dell'incontro che presto metteremo on-line, Luca ci ha regalato 1 minuto e mezzo di poesia recitando una parte del testo di CANTO PE' DISPIETTO brano tratto da Cattivi Guagliuni del 2011. Ecco il testo: Quando tutto andava bene e sembrava che la posse fosse un treno che nessuno al mondo poteva fermare mi volli cimentare in un’impresa senza offesa per nessuno che soltanto io la potevo pensare scendere dal treno e tornare a passeggiare tra la gente lontano dall’ambiente dei vincenti nel quale mio malgrado mi ero ritrovato e nessuno mi ha cacciato sono io che sono andato via perché ai vostri salotti preferisco casa mia perché ho una faccia sola la mia e se per caso è uguale a un culo è il mio faccio da solo faccio tutto io anche se a dire il vero nun me manca ‘a cumpagnia tutti professionisti c’a professiona mia tutti criminali si ‘n galera ce vaco je tutti cocainomani si ‘a droga v’o ppavo je po’ tutti magistrati e prufessure se mi perdo nell’oblio Mo niente pacche sulle spalle saccio sulo ‘a pacca miainfiltrati e poliziotti ascite fore d’a casa mia vi ringrazio dell’affetto, anche se un po’ tardivo ho già fatto tutto da me ne sono uscito vivo mentre tanti sono morti e tanti troppi altri se ne stanno andando adesso, mentre scrivo io canto per loro per chi non ce l’ha fatta e chi non ce la fa mi so’ ripreso tutto il mio posto il rispetto la credibilità ed ora che l’ho fatto nun saccio che me n’aggia fa! "Subisco una fascinazione da questa città impari." Pierpaolo Capovilla è venuto a Napoli con I Cattivi Maestri per registrare il nuovo disco che uscirà nel 2025. L'ho incontrato per caso in via Port'alba e non è la prima volta. Lo beccai già nel 2022 quando venne a leggere Majakovskij al Punk Tank ero li sotto il Conservatorio di San Pietro a Majella ad esporre i miei collage e lo vidi passare, non ci potevo credere, avevo letto sui social della lettura di Eresia nelle serate precedenti e quindi pensai di essere stato molto fortunato ad averlo incontrato e così lo fermai, lui fù gentilissimo e super disponibile, io gli feci omaggio di una delle mie cartoline ma Pierpaolo ne volle poi prenderne altre sostenendo il mio progetto. Sabato 1 febbraio 2025 dopo tre anni ci siamo ribeccati ed ero super curioso di sapere come mai fosse di nuovo qui, stavolta non avevo letto niente a riguardo, ma non escludo che sia stato io distratto. Mi racconta che è venuto a Napoli per registrare il nuovo disco con i Cattivi Maestri e che questa città lo cattura dice di subire una "fascinazione impari".
Fascinazione impari che bella parola, mi ha colpito profondamente, come al solito i grandi artisti, i pensatori e le persone molto sensibili riescono a trovare le parole per definire le sensazioni. Napoli ti fa tante cose, troppe, anche a descriverle e quindi si è impari, si resta ammaliati dalla sua bellezza, dalle contraddizioni, dal cibo, dalle donne, dall'arte e da tante altre belle cose ma tutto questo è troppo perchè è tutto assieme e un essere umano non è preparato a gestire tutte queste emozioni. Qui devi ragionare mentre la bellezza ti avvolge non puoi lasciarti andare totalmente e mentre ragioni capisci che è meglio se ti lasci andare, insomma una contraddizione anche interna qui si vive. Per chi non lo sapesse Pierpaolo Capovilla è il rock! Nel panorama musicale italiano, pochi artisti incarnano davvero lo spirito ribelle e la sua profondità lirica. Cantautore, musicista e attivista, ha segnato la scena alternativa con progetti davvero tosti che hanno lasciato un'impronta bella definita nel rock indipendente italiano. Un pò di storia dell'artista: Gli Esordi e il Successo con Il Teatro degli Orrori Capovilla inizia la sua carriera musicale negli anni ’90 con gli One Dimensional Man, una band noise rock che incarna il fervore della scena alternativa italiana. Tuttavia, è con Il Teatro degli Orrori, fondato nel 2005, che raggiunge il grande pubblico. Il gruppo, ispirato dalla letteratura di Antonin Artaud e dal teatro espressionista, si distingue per testi intensi, spesso di denuncia sociale, e un sound aggressivo che mescola post-punk, noise e rock alternativo. Con Il Teatro degli Orrori, Capovilla pubblica quattro album fondamentali:
Progetti Solisti e Collaborazioni Dopo il successo con Il Teatro degli Orrori, Capovilla si dedica a un percorso solista più intimista e cantautorale. Nel 2014 pubblica "Obtorto Collo", il suo primo album da solista, in cui abbandona le sonorità abrasive del rock per avvicinarsi a una scrittura più narrativa e poetica. Parallelamente, collabora con numerosi artisti e progetti. Tra i più rilevanti:
I Cattivi Maestri Pierpaolo Capovilla, dopo lo scioglimento del gruppo Il Teatro Degli Orrori nel 2020, ha formato un nuovo progetto musicale chiamato Pierpaolo Capovilla e I Cattivi Maestri. Questa nuova formazione include Egle Sommacal (Massimo Volume), Fabrizio Baioni (Drunken Butterfly, LEDA) e Federico Aggio (Lucertulas). Il progetto nasce dalla volontà di Capovilla di portare avanti il materiale che aveva creato nel corso degli anni e di esplorare nuove direzioni artistiche. I Cattivi Maestri rappresentano un'evoluzione del suo lavoro, con testi taglienti e arrangiamenti potenti che affrontano temi come la guerra, la solitudine e la crisi esistenziale. Con oltre 100 canzoni scritte, numerose collaborazioni e un'impronta indelebile nel rock italiano, Pierpaolo Capovilla continua a essere una delle voci più autentiche e potenti del nostro panorama musicale. Ricomincia la nuova stagione di eventi culturali organizzati dalla galleria d'arte LLABBASC e la libreria indipendente LIBRICICLANDO. Spettacoli teatrali, cantautori, presentazioni di libri e letture di poesie animeranno il cortile nascosto in vico San Pietro a Majella 6 nei pressi di piazza Bellini tutto rigorosamente gratis! Si ricomincia lunedì 3 febbraio 2025 alle ore 20:00 per la rassegna Odio i lunedì con la presentazione della biografia di Luca Persico "'o Zulù" storico leader dei 99 Posse, a seguire LARTEPIÙ il 7 febbraio 2025 con gli aperitivi delle serate del venerdì che vedono aprire la stagione con un unplugged degli Scalacore trio di musica popolare. Novità da martedì 4 febbraio partirà il laboratorio teatrale ZEROKAPPA condotto dall'attrice Margherita Romeo Messeri , il laboratorio è aperto a tutti. PROGRAMMA FEBBRAIO 2025La presentazione del libro "Feeling. Pino Daniele" edito da Colonnese editore, si è tenuta il 22 gennaio 2025 presso la Scuola Armando Diaz in via Tribunale a Napoli all'interno della classe dove il giovane Daniele trascorse gli anni dell'adolescenza diplomandosi nel 1976. Per l'occasione la preside Daniela Oliviero ha messo in mostra il diploma mai ritirato dall'artista, inoltre un grande murales realizzato dai ragazzi della scuola in collaborazione con Corrado Teso per Fondazione Jorit. Diploma mai ritirato da Pino Daniele esposto alla scuola Armando Diaz dove il musicista si diplomò. Il libro, scritto dal giornalista e performer Gianni Valentino, è dedicato alla figura complessa e affascinante di Pino Daniele, il celebre bluesman napoletano. Il libro è strutturato in 12 capitoli, ognuno dedicato a una canzone di Pino Daniele, che rappresentano un mese dell'anno. Valentino ha raccolto testimonianze e retroscena inediti sulla vita e la carriera di Daniele, con contributi di numerosi artisti italiani e internazionali, tra cui Tullio De Piscopo, Lino Vairetti, Gianni Guarracino, e molti altri. La presentazione si è svolta nell'aula intitolata a Pino Daniele, dove il musicista ha studiato e si è diplomato ragioniere negli anni '70. Durante l'incontro, Valentino e Gianni Guarracino storico chitarristta di Pino Daniele hanno condiviso aneddoti e riflessioni sulla musica di Pino Daniele, offrendo ai partecipanti un viaggio attraverso i suoi capolavori e la sua influenza duratura sulla musica e la cultura napoletana. “Vogliamo più diritti e libertà per tutti!” recitava il manifesto che annunciava il corteo dello scorso 12 ottobre a Napoli contro il governo dell’odio.
I tagli e gli strappi esprimono la lacerazione e la distanza tra i diritti e lo stato in cui si trovano realmente le persone e ne fanno il corpo dell’opera. Qualche tempo dopo, camminando in zona ferrovia ho trovato una bellissima locandina del circo che metteva in risalto un gorilla gigante King Kong “L’ottava meraviglia del mondo” “Onore al re!” Insomma anche gli animali hanno diritti ed è abominevole usarli nei circhi. Ho unito due mondi che sembrano lontani ma che secondo me sono uniti da uno stesso filo rosso: Il dominio dell’uomo su tutto, sui suoi simili , sulla natura, sugli animali... In alto a sinistra un disegno di Gipi, recuperato da una copertina di Robinson, che esprime esattamente lo stato d’animo del collage. Dario Gaipa L'artiste français a posté des photos de la ville sur son profil instagram. L'artista francese ha postato sul suo profilo instagram foto in giro per la città. Balade en scooter dans le trafic napolitain et entre une pizza près de la fresque de Maradona dans le quartier espagnol et une balade en bateau dans le golfe, Jr ne manque pas l'ambiance de fête napolitaine. Scorazza sullo scooter nel traffico napoletano e tra una pizza a ridosso del murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli e un giro in barca nel Golfo, Jr non si fa mancare l'atmosfera di festa napoletana. Le voici de nouveau en ville. c'était déjà arrivé en 2017 quand pour le projet "Inside out" Jr est venu ici impliquant les Napolitains dans un projet photographique participatif, n'importe qui pouvait être photographié et leur image allait composer un immense collage via Partenope.
Cette fois, Jr est là pour la soirée Scudetto et je suis sûr que tout cela inspirera l'artiste pour un nouveau projet napolitain. Eccolo di nuovo in città. era già successo nel 2017 quando per il progetto "Inside out" Jr venne qui coinvolgendo i napoletani in un progetto fotografico partecipato, chiunque poteva farsi fotografare e la propria immagine andava a comporre un enorme collage in via Partenope. Questa volta Jr è qui per la festa dello scudetto e sono sicuro che tutto questo ispirerà l'artista per un nuovo progetto napoletano. E' una vera e propria storia d'amore quella tra Diego Armando Maradona e la città di Napoli. Il 1 novembre 2022 Al Jazeera ha mandato in onda in tutto il mondo il documentario Maradona in Naples: A love story between a footballer and a city film girato a Napoli dal regista egiziano Mohamed Kenawi e prodotto in collaborazione con Domino film. In realtà il documentario è stato presentato in anteprima mondiale a Napoli il 7 giugno 2022 con il titolo: "Maradona uno scugnizzo di Napoli". --------------------------- The one between Diego Armando Maradona and the city of Naples is a real love story. On November 1, 2022, Al Jazeera aired the documentary Maradona in Naples: A love story between a footballer and a city film all over the world, shot in Naples by Egyptian director Mohamed Kenawi and produced in collaboration with Domino film. In reality, the documentary was presented in world premiere in Naples on 7 June 2022 with the title: "Maradona a scugnizzo from Naples". Attraverso gli occhi e l'obiettivo di Sergio Siano, foto giornalista storico de "Il Mattino", Kenawi tesse un filo che attraversa calcio, giornalismo e sentimento, raccontando il rapporto tra i tifosi di una squadra che grazie al talento di Diego trovano riscatto per una città messa in ginocchio da un terribile terremoto nel 1980.
Sergio Siano racconta la sua vita e il suo percorso professionale, dalla cronaca nera fino ad immortalare le gesta di un calciatore che attraverso la sua caparbietà compie un vero e proprio "miracolo" a Napoli liberando un energia straordinaria e unendo i napoletani sotto lo stesso cuore. --------------------------- Through the eyes and the lens of Sergio Siano, historical photo journalist of "Il Mattino", Kenawi weaves a thread that crosses football, journalism and sentiment, telling the relationship between the fans of a team that thanks to Diego's talent find redemption for a city brought to its knees by a terrible earthquake in 1980. Sergio Siano talks about his life and his professional career, from the crime news to immortalizing the deeds of a footballer who, through his stubbornness, performs a real "miracle" in Naples, releasing an extraordinary energy and uniting the Neapolitans under the same heart. . Si è conclusa mercoledì 15 giugno 2022 la mostra Senza Malizia di Dario Gaipa e Maurizio Padula. Senza Malizia icone femminili Otto tele grandi tra le mure musicali di Fonoteca al Vomero: Monica Vitti, Laura Antonelli che da origine al titolo della mostra, due Sofia Loren, Loredana Bertè, Ornella Muti, Patty Pravo e Edwige Fenech. Colori acidi. colori pop per una tecnica mista tra Mimmo Rotella ed Andy Warhol. Da Lunedì 20 giugno 2022 la mostra sarà visitabile LLABBASC la micro galleria d'arte contemporanea in piazza Bellini a Napoli. Una residenza d’artista qui a Napoli per l’artista collagista francese Christian Gastaldi, poeta urbano e artista contemporaneo. En - An artist residency here in Naples for the French collagist artist Christian Gastaldi, an urban poet of artist imagination. Fr - Une résidence d'artiste ici à Naples pour l'artiste collagiste français Christian Gastaldi, poète urbain et artiste contemporain. Seguo questo artista già da qualche anno, l’ho scoperto su Instagram e scoprire qualcuno che ha la tua stessa passione e cioè strappare pezzi di manifesti per poi farne dei componimenti all’inizio devo dire è stato quasi uno choc, poi lo smarrimento a ceduto il posto alla meraviglia. En - I have been following this artist for a few years, I discovered him on Instagram and discover someone who has the same passion as you and that is to tear pieces of posters and then make compositions at the beginning I must say it was almost a shock, then the loss gave way the place to wonder. Fr - Je suis cet artiste depuis quelques années, je l'ai découvert sur Instagram et découvre quelqu'un qui a la même passion que toi et qui est de déchirer des morceaux d'affiches puis de faire des compositions au début je dois dire que c'était presque un choc, puis la perte a fait place à l'émerveillement. Guardarsi in uno specchio, guardare il futuro. Looking in a mirror, looking into the future. Regarder dans un miroir, regarder vers l'avenir. Un giorno leggo che Christian viene a Napoli un paio di settimane , scrive che vuole andare in giro a conoscere qualche studio o qualche laboratorio. Così un po’ titubante lo invito Llabbasc il laboratorio che condivido con i miei amici Carlo Sales e Maurizio Padula. Così io e Christian ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di creare qualcosa insieme. En - So Christian and I met and decided to create something together. Fr - Alors Christian et moi nous sommes rencontrés et avons décidé de créer quelque chose ensemble. Siamo stati un intero pomeriggio a scavare nel mio materiale e a lavorare, per me è stata
un’ esperienza molto importante ho imparato tanto da questo maestro. Non abbiamo parlato molto ma i suoi gesti, il suo modo d’incollare e di guardare il lavoro man mano mi ha insegnato tante cose. All’inizio avevo paura di questo incontro/confronto lo ammetto e invece come sempre il coraggio premia sempre e ci fa crescere. Alla fine ci siamo scambiati i lavori e adesso ho un pezzo originale di Cristian Gastaldi con firma e dedica. En - We spent a whole afternoon digging through my material and working, for me it was a very important experience I learned a lot from this teacher. We have not talked much but his gestures, his way of gluing and looking at the work gradually taught me many things. At the beginning I was afraid of this meeting / confrontation, I admit it and instead, as always, courage always rewards and makes us grow. In the end we exchanged the works and now I have an original piece by Cristian Gastaldi with signature and dedication. Fr - Nous avons passé un après-midi entier à fouiller dans mon matériel et à travailler, pour moi c'était une expérience très importante j'ai beaucoup appris de ce professeur. Nous n'avons pas beaucoup parlé mais ses gestes, sa façon de coller et de regarder l'œuvre m'ont progressivement appris beaucoup de choses. Au début j'avais peur de cette rencontre/confrontation, je l'avoue et au contraire, comme toujours, le courage récompense toujours et nous fait grandir. Finalement, nous avons échangé les œuvres et maintenant j'ai une pièce originale de Cristian Gastaldi avec signature et dédicace. Ad Aprile siamo stati a Venezia e ogni sera rientrati a casa mettevo insieme pezzi presi qua e la dai muri veneziani. L'ultimo giorno prima di partire ho voluto lasciare questo segno nei pressi dei giardini che ospitano i padiglioni della La Biennale di Venezia - Largo Marinai d'Italia. Devi scrivere il blog, devi scrivere il blog... Sono settimane che me lo ripeto, è un mantra ormai, lo dico agli amici, ai conoscenti, ai passanti: "Ehi io ho un blog!" e chissenefregaaaaaaa! gridano in coro! Dunque è arrivato il momento di buttar giù due righe, vorrei parlarvi di cose belle sinceramente perchè del contrario ne è pieno il mondo. Se avete 3 minuti vi conto tre piccole storie, ci metto poco lo giuro:) Storia 1 In piena crisi climatica mondiale Greta Thunberg una ragazzina svedese di 16 anni ha posto un problema al globo intero: "Occupatevi del clima!". Ogni venerdì da agosto scorso, Greta non va a scuola ma si apposta sotto al parlamento di Stoccolma per protestare. Ogni settimana prepara un cartello con uno slogan. Greta ha dato origine al movimento Fridays4Future o più semplicemente #FFF, la sua insistenza, la sua tenacia l'hanno fatta diventare l'icona della nuova protesta, tutti le corrono dietro, tanto è che anche l'Onu mercoledì 13 marzo 2019 ha dichiarato che un quarto delle morti premature e quelle per malattie nel mondo dipendono dal clima. Io ho provato un venerdì ad unirmi alla protesta, si perchè anche a Napoli si è costituito un movimento: Fridayforfuturenapoli questa è la pagina fb, poi ebbi altro da fare e non ci andai. Poi ci lamentiamo... Comunque venerdì 15 marzo 2019 ci sarà la prima manifestazione mondiale sul clima nata proprio grazie a Greta. Quella di Greta è una bella storia perchè ci mostra dove può arrivare il cuore puro di una ragazzina, vi consiglio di leggere la sua storia è davvero commovente, e sopratutto ci mostra quanto il web è strumento utile e non solo divisione o sfogatoio. Oltre all'inquinamento atmosferico però esiste anche l'inquinamento visivo Qui devo fare una dichiarazione pubblica: odio la pubblicità, odio i consigli per gli acquisti, trovo che le interruzioni pubblicitarie siano coitus interruptus, pettegolezzi, gossip che corrompono, disturbano e portano via dalle nostre tasche risorse importanti, frutto di duro lavoro. Dalla tv alla radio al web non cambia il mio pensiero. Ma se proprio dovete farci subire la pubblicità investite nel design non siate dozzinali! (parlo delle affissioni stradali a me tanto care) Tra l'altro Napoli è piena di bravi grafici pubblicitari, ragazzi che studiano, che hanno talento ma non vengono assoldati dalle aziende e stanno a spasso. Guardatevi intorno e ditemi se non ho ragione, tranne poche e rare eccezioni, la maggior parte delle affissioni sono brutte, un'accozzaglia tra testi didascalici, colori scelti a caso e messaggi espliciti. Manca il brivido. Scusate lo sfogo ma questa premessa ci porta alla seconda storia. Storia 2 Quando il 20 febbraio a via Salvator Rosa ho trovato il manifesto dell'agenzia Nunau ho tirato un sospiro di sollievo: Wow un buon design, miracolo! Così ho fatto quello che più mi riesce naturale: documentare con uno scatto. Siamo tutti intrecciati e quindi è stato facile far sapere a quest'agenzia il mio apprezzamento. Fase successiva: - feedback positivo, - ringraziamenti per lo scatto (tra l'altro per ora unica testimonianza della campagna sul territorio) - incontro tra le parti. Sono stato invitato dai fratelli Tascino, Andrea e Alessandro ideatori di Nunau a visitare il loro studio in via Riviera di Chiaia. Lo studio è bellissimo, fresco, si sente che so giovani e vogliono creare il futuro adesso. L'incontro è stato molto proficuo, sono stato accolto benissimo, come tra amici. Abbiamo parlato un intero pomeriggio affrontando molte cose ma sopratutto ci siamo concentrati su quanto apprezziamo la bellezza, il buon design e di come questa sensibilità poi ci abbia connesso. Ne sono uscito arricchito, credetemi, tutto grazie ad uno scatto. E di scatto in scatto vi voglio raccontare l'incontro con Serena e Stefano. Serena e Stefano sono la terza storia, sono una coppia che ho conosciuto qualche giorno fa in ufficio. Storia3 Sabato 9 marzo bellissima giornata, lungomare splendido, sti ragazzi passeggiavano e fotografavano, figuratevi io poi quando vedo qualcuno con la macchina fotografica sono felice perchè così posso parlare di fotografia... Così ho invitato Serena a fare uno scatto ai miei quadri e da li siamo entrati in sintonia, le ho raccontato la mia storia e loro mi hanno raccontato le loro passioni e le loro aspirazioni. Serena il giorno dopo ha pubblicato sul suo profilo Instagram il famoso scatto accompagnato da una didascalia/dedica che mi riguarda e della quale sono molto onorato. Da lì mi sono immerso anch'io nelle loro pagine e ho capito subito che c'è una grande passione dietro i loro lavori. Serena e Stefano hanno un progetto comune Appetizen che mette insieme il food e i viaggi , io lo trovo molto interessante e sono convinto che ben presto diverse aziende si faranno avanti finanziando il loro format, anzi consiglio vivamente un tipo d'investimento del genere, questi sono davvero contenuti di valore!
La cosa di cui però sono più contento è che ancora una volta il mio istinto ha ragione... Tre storie diverse all'apparenza, tre storie che dicono una sola cosa: c'è sempre materiale per scrivere un blog. Vi voglio bene:) Dario Gaipa Saranno passati quasi quindici anni dall'ultima volta. Rimasi senza lavoro, era il 2004, avevo già fatto qualche mese al giornale, mi chiamavano per le sostituzioni estive.
Comunque abitavo al centro e già mi colpivano i tanti turisti che passeggiavano tra via Toledo e il lungomare (non era ancora liberato) . Provai, mi misi a dipingere dei Vesuvi in eruzione, chi è che non lo ha fatto almeno una volta eh eh eh. Fatto sta che cominciai a stare in strada e ci fu chi volle appendere il mio Vesuvio in casa. Chissà queste persone dove sono oggi e quali appartamenti ospitano i mei quadri. I social non c'erano ancora o quantomeno era davvero l'inizio ed io non pensavo a farmi lasciare una mail o chiedere una foto della parete dedicata. Comunque oggi sono di nuovo senza lavoro e ci riprovo. La mia tecnica è cambiata nel frattempo, amo i manifesti strappati, le pagine dei quotidiani, il riassemblaggio delle immagini. Insomma decollage e collage unita all'acrilico quando è necessario. Non più solo "'a muntagna", il Vesuvio per i napoletani, ma una cronaca dai muri di Napoli: Il magma, il caos e la convivenza tra popoli diversi. Ai turisti infatti spiego che quello che vedono sulla tela è molto più di una fotografia della città: è essa stessa pezzo di città. Ci ho messo 1 anno prima di decidermi ma poi ho preso le tele e sono sceso. Centro storico e lungomare. La strada mi ha accolto bene e ho capito che chiuso ogni giorno in quattro mura si muore... Oggi Il mio nuovo ufficio è il sole, ricevo like dal vivo e l'algoritmo lo scelgo io;) Dario Gaipa. Passeggiavo come sempre alla ricerca di materiale per i miei lavori.
La Maschera aveva suonato da poco all'Ex Opg e c'erano ancora i manifesti per strada. Io ho una mia regola, un principio: non prendo mai nessuna locandina o parte di essa se l'evento che pubblicizza non ha avuto luogo. Non voglio rubare niente a nessuno, ci mancherebbe. Fortunatamente grazie a qualche pioggia, un pò di vento e un pò di fortuna, qualche mese fa non dovetti faticare più di tanto e come spesso mi capita, il manifesto venne via facilmente da quel muro ormai pronto ad ospitare altro. Apprezzo molto La Maschera già da qualche anno, ho avuto la fortuna d'incrociare Roberto Colella, leader e voce della band in occasione di un tributo a Pino Daniele organizzato da Giovanni Block e il Be Quiet a Radio Crc - potete vedere la sua esibizione qui al minuto '' 7. Voce potente e grande cuore. Apprezzo molto anche il suo contributo ai lavori di Capitan Capitone. Comunque tornando al quadro avevo quest'immagine in primo piano di tutta la band: da sinistra Antonio Gomez al basso, Marco Salvatore alla batteria, Vincenzo Capasso alla tromba, Alessandro Morlando alla chitarra e Roberto Colella chitarra e voce e devo dire come poche volte mi capita in pochi giorni sono riuscito a trovare una strada. Molti amici che vengono allo studio e vedono il quadro. oltre a parole di apprezzamento, mi spingono a mostralo ai diretti interessati e non sapevo mai come muovermi. Ma poi con l'occasione del premio Andrea Parodi 2018 che la band ha ricevuto in questi giorni ho pensato che fosse l'occasione giusta per complimentarmi con loro e uscire allo scoperto;) Dario Gaipa A che serve il telefono se non a fotografare?
Fotografiamo e condividiamo nella migliore delle ipotesi, sennò quegli stessi scatti restano nella memoria del cellulare e quando il dispositivo salta, addio scatto. No,No stampate le foto, periodicamente fate una selezione e stampatele mi raccomando, così liberate anche memoria sullo smartphone. Poi se siete dei frequentatori di Instagram, il social delle foto più famoso del mondo, potrete, oltre a scambiarvi like con altri utenti (Tarantino direbbe un’altra cosa eh eh eh) insomma se vi capita sotto gli occhi la foto di un bel posto esotico e vi viene voglia di un viaggio, ecco la soluzione: “da oggi basta un click per partire!” oddio questo mi sembra un claim anni ’80 semplicistico, banale e troppo futuristico, un click e cos’è?!? Tornando a noi, trovata la foto realizzate uno sreenshot e inseritelo in Look & Book, la nuova app di Easyjet. Commissionata dalla compagnia inglese a VCCP l’agenzia che ne cura l’immagine, tra l’altro hanno un sito molto figo consiglio http://www.vccp.com/, quest’applicazione attraverso un software di riconoscimento immagini, scannerizza la foto che avete inserito, la geolocalizza, ne abbina la destinazione, oltre 1000 mete copre EasyJet e addirittura compila tutti i campi del modulo per l’acquisto del biglietto. No Look & Book il caffè non lo fa ma a bordo sicuramente…vabbè lasciamo stare. L’app non è ancora pronta e forse la notizia è un fake, non sono riuscito a trovare una fonte autorevole a parte un paio di pagine anonime rilanciate da siti di tecnologia, però è una bella idea e se fosse vera EasyJet avrebbe centrato, perché diventerebbe l’Amazon dei voli. Semplificare la strada dell’utente, pochi click al massimo tre per arrivare ad acquistare, questo è il mantra, l’unica vera mission per le aziende sui nostri cellulari. Ps: sono sicuro che l'app non riuscirebbe mai a capire dove ho scattato la foto in allegato all'articolo. Mi è capitato tra le mani un flyer che comunicava il primo concerto in full band dei Nu Guinea a Napoli.
Il duo producer napoletano di casa a Berlino che con Nuova Napoli e il recupero di brani tra gli anni '70 e gli anni '80 in Napoli Segreta stanno facendo ballare mezza Europa. Insomma sono partito da un'immagine, da una suggestione e come i Nu Guinea ricerco, metto insieme pezzi diversi, stili diversi per ottenere un risultato inedito. Dario Gaipa. Non so a voi ma io adoro Marina Abramović. L’ho scoperta solo qualche anno fa, da quando la sua performance al MoMa di New York ha fatto il giro del mondo. Seduta tutto il giorno senza mai muoversi, occhi negli occhi con il pubblico che le sedeva di fronte: pianti, sorrisi, gioia, dolore e forse anche indifferenza. Quell'opera d'arte provocò tutte le emozioni che esistono, per me poi non c’è nessuna differenza tra un quadro di Caravaggio e una performance di Marina Abramović.
Ammaliato e incuriosito dal personaggio ho comprato la sua autobiografia e devo dire che l’ho bevuta tutta di un sorso più che letta. “Avevo fatto esperienza di una libertà assoluta, avevo sentito che il mio corpo era senza limiti e confini; che il dolore non aveva importanza. Ed era inebriante. “ Ecco la storia artistica di Marina Abramović ruota tutta intorno al dolore, dal rapporto con la madre Danica, una comunista vera, un militare, donna dura e autoritaria, la quale per tutta la vita insegnò a Marina a sopportare il dolore anche picchiandola duramente e facendosi aiutare addirittura dalla sorella cioè la zia di Marina. Educazione militare, importanza dell'ordine e della disciplina, ma riguardo all’arte Marina aveva campo libero e la madre che proveniva da una famiglia agiata e di intellettuali, incoraggiava questa sua predisposizione. Marina dipingeva, prendeva lezioni di pianoforte e se voleva andare a teatro i biglietti erano sempre disponibili. Un’infanzia difficile certamente ma a volte le difficoltà creano opportunità nelle anime predisposte, terreno fertile per chi vuole coltivare la bellezza. Marina Abramović questo dolore lo ha poi trasformato in un opera d’arte, le sue performance sono tutte incentrate sulla sopportazione fisica. Quanto un corpo può reggere la fatica e il dolore? Dallo prendersi a schiaffi, a bruciarsi una mano a farsi frustare fino allo stare seduti otto ore al giorno senza mai ne mangiare ne andare al bagno per tre mesi di seguito. E’ pazzesco ed è incredibile, il corpo come tela, come veicolo per sperimentare la realtà, come strumento per autoaffermarsi in questo mondo tra l’altro violento e caotico. Per me una pioniera, una sognatrice lucida, una donna anche molto sensuale, ancora adesso settantunenne e con un grande senso dell’umorismo, se vi capita il libro sotto mano bevetene anche voi perché ne vale davvero la pena. T’inebria! Poi ecco la notizia di Firenze. Marina Abramović arriva in Italia per festeggiare 50 anni di carriera, con una retrospettiva dal nome 'The Cleaner' dove verranno messe in mostra tutte le sue opere attraverso video installazioni, dipinti, fotografie, oggetti e performance messe in scena da attori. Incredibile penso, devo andarci, ma niente colpa degli impegni sono ancora qui a Napoli e mi sono perso anche l’inaugurazione della mostra che è subito diventata famosa per via di quello che è successo. A Palazzo Strozzi dopo la conferenza stampa, Marina Abramović è stata aggredita da un uomo che le ha rotto sulla testa una tela con sopra dipinto tra l’altro il suo volto (quello della Abramović) Pare che questa persona sia un artista Ceco già noto alle forze dell’ordine per altri “atti artistici” compiuti a Firenze. Mi sono preoccupato tantissimo sono andato subito a vedere se c’era un video e l’ho trovato. Nel filmato effettivamente si vede l’aggressione, la tela rotta in testa, l’aggressore bloccato da due persone, la folla che esprime solidarietà dando del “folle” all’uomo e si vede una Marina Abramović quasi sorridente, forse lo choc fa strani effetti, o forse è davvero un atto artistico? Ma se è un atto artistico a chi va riconosciuta la paternità all’aggressore o all’aggredita? Perché ho pensato subito, dopo tutto il dolore che per anni il corpo di Marina Abramović ha imparato a conoscere e a gestire cosa può mai averle fatto una tela di cotone in testa? Ho sentito da qualche parte, ma posso sbagliarmi, che c’è sempre stata una correlazione strettissima tra arte e marketing e questa può sembrare davvero una performance studiata a tavolino. D’altronde mi dipiacerebbe anche se invece fosse davvero un'aggressione, perchè in questo gesto io davvero ci vedo una grande poesia, mi ricorda Lucio Fontana, il quale tagliava le tele per prendersi gioco del mondo e della pittura. Sfondare una tela con la testa forse è fare un passo successivo affermando che l’arte è come la vita: relativa, effimera e molto fragile. Comunque accertatomi che Marina stesse bene, ho cominciato a preoccuparmi della tela, che fine avrà fatto? L’ha sequestrata la polizia o è stata buttata? Quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te...perché se è stata buttata forse nessuno ha capito che quel dipinto con il buco al centro, data l’emozione dell’accadimento, adesso vale una gran bella somma di denaro... Che faccio vado? Se non avessi studiato storia dell’arte non avrei mai scoperto che la mia passione per il ritaglio, lo strappo e il riassemblaggio non era una cosa strana o inventatata da me, ma una corrente artistica nata negli anni ’50 dall’italiano Mimmo Rotella e dal francese Jacques Villeglé. forma d'arte influenzata certamente dal cubismo, dal concetto di ready-made inventato da Marcel Duchamp ecc ecc . Lo confesso non sono riuscito a laurearmi, e me ne pento. Ero iscritto all’Orientale di Napoli, ho frequentato un anno solo, nel quale però sono riuscito a sostenere cinque esami, Il primo fù letteratura ispano-americana e presi 30. Il primo esame non si scorda mai. A seguire letteratura inglese, storia del teatro, glottologia e storia dell’arte nel quale riuscì a prendere un bel 25! Non lo so se storia dell’arte mi ha cambiato la vita, la passione del décollage e del ritaglio l’ho sempre avuta, però ricordo bene i giorni in cui seguivo il corso tra una sede e l’altra, sempre a correre e chi sta all’Orientale sa di cosa sto parlando. Seduto a terra perchè l'aula era sempre stracolma, ricordo perfettamente la sensazione di gioia che provavo, nel sentire la professoressa che con passione ci raccontava le vicende, i ragionamenti degli artisti, dall’età classica ad Andy Wharol mi entusiasmava tutto e quando uscivo dall’aula ero pieno di voglia di fare, avevo tantissime idee che volevo applicare nelle mie opere, mi sembrava che nella vita ci fosse un senso e che valesse davvero la pena studiare. Invece il nostro ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, non provava gioia, lo ha dichiarato qualche giorno fa durante un incontro con tutti i sovrintendenti italiani a Genova in un istituto di Belle arti. Ad una domanda di un sovrintendete ha dichiarato che per lui studiare storia dell’arte al liceo è stata una pena e che l’abolirebbe come materia. Certo Il tono, se si guarda il video è sarcastico, ma questo mi ha messo comunque in allarme e mi ha ricordato la dichiarazione di un certo ministro Bondi qualche anno fa che sosteneva che con la cultura non si mangia. Dichiarazione che poi portò ad una taglio di spesa alla cultura. Comunque il guaio è che se uno non studia la storia dell’arte poi non riesce ad apprezzare il famoso quadro di Tom Wesselman (Così parlò Bellavista) e penserà che l’installazione di una stanza da bagno sia solo un insieme di porcellane e mobiletti, anche se poi nel film tutti diamo ragione a quel lavoratore del 3000 che pensa di aver trovato un “cesso scassato” sotto le macerie. Io onestamente rilancerei e metterei storia dell’arte anche alle elementari perché i bambini sono spugne e hanno un senso della bellezza più accentuato, senso che poi da adulti in molti casi si affievolisce dando spazio alla noia, alla voglia di potere e alle battute sarcastiche che non fanno ridere ma ci restituiscono il quadro della situazione, il quale mi sembra davvero pieno di strappi. CLICCA PER VEDERE LA SCENA
La statua del Cristo a piazza Dante è un bell' esempio di come si fa una comunicazione efficace e convincente. E' chiaro che le grandi aziende hanno budget generosi, ma servono idee prima di tutto e a volte le migliori non sempre costano di più. Non è il caso di questa gigantesca opera, immaginiamo abbia un costo che rispecchi la sua dimensione. Quello che mi ha colpito di più oltre alle sue dimensioni, è l'efficacia del messaggio (claim per gli addetti ai lavori) alla base della statua c'è scritto: scaricato con fastweb. Il messaggio è potente ed è capace di farci credere che sia possibile scaricare una statua alta 20 metri e chissà quanto pesante come se fosse un file. La mente ci contraddice, ovvia-mente, ma qualcosa di più profondo ci suggerisce che si può fare, quel qualcosa è oggetto di studio nel marketing. Poi c'è dell'altro: la fisicità e il rapporto di dimensioni tra l'uomo e la statua, che tra l'altro raffigura un'icona religiosa importantissima per le persone. Ci si sente troppo piccoli di fronte al gigante buono e in questi casi fiorisce spontaneamente un sentimento di reverenza e di ammirazione e in testa resta solo una certezza: con fastweb scarichi l'impossibile! Ps: con la città che crolla sto Cristo sembra molto ben piantato a terra, ma non ci serve la benedizione, ci serve buon senso da parte di chi ci governa. |





















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